Vampirismo settecentesco: cenni

 Questo “FOGLIO VOLANTE” o “RAGGUAGLIO” o “NOTIZIA” reca il seguente titolo Relazione d’un caso orrendo, ed esemplare/ Seguito il 25 del Mese scaduto 1763/ nella villa di Asola Bressana/ di Giacinto Gambin fiorentino/ d’ Ann 59 in circa. La vicenda narrata è pregiornalistica, sospesa tra fantasia, mistero, superstizione e magari allucinazioni, ma data per reale vista anche l’epoca in cui la paura per Streghe, Mostri ed ultimamente Vampiri non era affatto venuta meno, anzi andava formando racconti popolari destinati poi in qualche caso ad influenzare oltre che l’informazione spicciola come in questo circostanza anche la letteratura orrorifica. Il rendiconto della vicenda è fatto con la massima serietà, segnalando nomi, luoghi, eventi anche nei dettagli: l’ambientazione, come detta il titolo è nel bresciano e precisamente ad Asola, luogo di lavoro ed affari per un Mercante di “Biade e grassina” che aveva fama di “Superbo Avaro e che, come relazionato, si era arricchito stando i tempi difficili e di guerra vendendo a prezzi smisurati i suoi prodotti. Un giorno però le cose mutarono ed un viaggiatore proveniente da Firenze gli recò la novella secondo cui i conflitti sarebbero terminati e si sarebbe già stipulata la pace. La cosa non giovava agli affari del Mercante che ne rimase profondamente addolorato e che “…diede in bestemmie, dicendo…. piuttosto che questo fosse la verità, vorrei divenir un Diavolo, ed esser scorticato, e della mia Pelle ne formasse tanti tamburi, purché seguitasser le Guerre”. La bestemmia si sarebbe però evoluta in una maledizione a suo proprio scapito al punto che nella notte stessa sarebbe avvenuto l’orribile incantamento: molti elementi possono aver concorso, dalla sparizione dell’individuo alla sua probabile relazione d’una visione onirica: nulla è dato approfondire su queste vicende sospese tra sogno e realtà ma puranco ambizione editoriale di quello che oggi si nomina “scoop”. La xilografia sul fronte offre l’esempio dell’incantamento avvenuto da vedere da un lato come narrazione di curiosità mondana ed esoterica e dall’altra ancora come forma di ammonimento – quindi con funzioni catartiche e di aperto contesto cattolico conservatore a fronte dell’espansione dell’Illuminismo- nel non proferire Bestemmie e tantomeno praticare sotto qualsiasi forma Invocazioni demoniache. Certo molti lettori prestarono la fede (poca) da darsi ad un consimile evento ma la loro fantasia ne venne eccitata presupponendo l’ampliamento di queste relazioni di presunta vita vissuta nel contesto della futura letteratura orrorifica. Ancora nel XVIII quella sorta di archetipo del giornalismo di “Cronaca nera”, che furono i Fogli Volanti, nelle raccapriccianti ma realmente avvenute vicende del terrore che caratterizzarono l’epoca, menzionarono anche casi di antropofagia e cannibalismo connessi in particolare ad infanticidi pur se coinvolsero nella vicenda dell’orrore tanto il reale che il paranormale come in questo caso. Nel ‘700 siffatti Fogli Volanti – al di là delle vicende connesse alla supposta epidemia di Vampirismo che sconvolse l’Europa ma accese anche la fantasia di letterati quanto la curiosità di scienziati – non tralasciarono di testimoniare come nella mai venuta meno Caccia alle Streghe rientrasse anche una sorta di Caccia al Vampiro,  al punto che spesso le due figure “demoniache” venivano confuse…. anche per le prime forme di quello che si potrebbe definire un embrione di “scoop” giornalistico capace di garantire vendite e tirature superiori), menzioni ad eventi concernenti la PERSECUZIONE DI MAGHI, STREGHE E VAMPIRI (ancora in essere nel pieno settecento, soprattutto in rapporto alla temuta e studiata presunta settecentesca Epidemia di vampirismo manifestatasi nell’Europa Centro – Orientale). Siccome il VAMPIRO attirava tutto un complesso discorso sul pericolo del MOSTRO O COMUNQUE DELL'”UOMO NERO”, parecchi FOGLI VOLANTI non trascuravano di citare incredibili storie sempre amplificate dalla SUPERSTIZIONE, specie se erano accadute in aree notoriamente poco conosciute e pervase di oscure leggende come la VALACCHIA.

Nel merito del Vampirismo settecentesco è assai interessante un Foglio Volante contenente un Distinto Ragguaglio del tremendo, e spaventevole Spettacolo di Giustizia successo in Baviera il 12 del scaduto Marzo, l’Anno presente, di Sei Scellerati Stregoni … li quali hanno fatto morire con sue Fatture, ed Incanti molte Persone (Venezia, G. B. Occhi, 1762). Nel documento vengono elencati i malefici perpetrati da questi Stregoni di cui viene menzionata la condanna e descritta l’esecuzione in pubblico “vivi gli abbruciarono; onde appena restarono le abominevoli ceneri (senza quindi diritto a sepoltura in alcun luogo consacrato). Tra i crimini nefandi loro ascritti compare relazionato nella breve pubblicazione che tra le loro tante vittime sarebbero pure stati dei Fanciulli, a i quali hanno succhiato il Sangue (perchè l’evento sia avvenuto in area tedesca non si deve pensare che in Italia non avvenissero simili persecuzioni avverso Stregoni e Praticanti di Magia Nera: e a titolo esemplificativo si propone qui il caso tragico del prete sabaudo Albanelli che venne arrestato e condannato per magia nera). In senso storico la figura del Vampiro si concentra dal tardo Medioevo nell’Europa slava ed orientale, seppur con una forte penetrazione in Grecia: dopo la SETTECENTESCA RISCOPERTA DI QUESTA LEGGENDA (incentivata dalle discussioni seguite alla pubblicazione nel 1679 del volume Dissertatio Historico – Philosophica de Masticatione Mortuorum di Philippus Rohr), la figura del Vampiro venne “esaltata” – anche per la sua innata, e a quel tempo di moda, caratteristica anticlericale – sulla direzione di certi miti storici, rumeni e transilvanici e addirittura d’area magiara ed austriaca, legati alle figure di “Nosferatu” e in particolare del “CONTE VLAD” (Vlad l’Impalatore altresì noto come Dracul, che nel 1476 il re d’Ungheria MATTIA CORVINO fece imprigionare a Medias, città transilvanica della Romania centrale, nella torre pendente cinquecentesca di ben 74 metri aggiunta alla chiesa evangelica in stile gotico del XV secolo).
Il raccapricciante esotismo del Vampiro e del vampirismo dal ‘700 in poi godette comunque di una sorprendente fortuna nel campo dell’immaginifico e finalmente rifulse, in maniera prima letteraria e molto più tardi cinematografica, attraverso l’immagine moderna, ed in verità rielaborata volentieri in nome di effetti di colore spesso discutibili , del Vampiro – a partire dal romanzo “The Vampyre” (1819) del medico personale di Byron, W.Polidori, per giungere al celebre DRACULA, dall’omonimo romanzo scritto del 1897 dall’irlandese Bram Stoker in cui fu amplificata una tragica e reale vicenda umana accaduta nel XV secolo in quell’ambiente balcanico contro cui premevano le armate dei Turchi durante il loro massimo sforzo espansionistico a danno dell’Europa e del Cristianesimo.
In senso esteso, però, il tema delle creature notturne che si nutrono del sangue altrui entrò con decisione nella civiltà della Caccia alle streghe, sia in ambito cattolico che protestante, tanto in Europa che in area americana e soprattutto centroamericana e caraibica. Ed è soprattutto utile ricordare che gli attributi del Vampiro sono piuttosto inseriti, nel contesto dell’Europa occidentale, cattolica e mediterranea, entro le più vaste potenzialità malefiche delle Lamie e che in definitiva tali particolari attributi si devono ricondurre, per questa estesa area geoculturale, alla solita e sempre più complessa trama del paranormale in cui la Diversità veniva continuamente alimentata, ogni volta che se ne demolivano frontiere poco prima giudicate inattaccabili, dalla sovrapposizione di nuovi teoremi del Male, ogni volta recuperati dall’inesauribile contenitore delle paure collettive. La Lamia, con cui si imparenta il Vampiro per così dire occidentale, è invece un antico termine della favolistica greca (antic. “làmmia”) che stava ad indicare un “Mostro mitologico, immaginato per lo più con corpo di serpente e testa di donna che secondo antiche credenze popolari elleniche e no, riprese in età romana e quindi rinvigorite con nuova linfa favolosa in epoca medievale usciva di notte dai boschi e dai crepacci per divorare i bambini e suggerrne il sangue”[ Il termine dotto latino lamia allude esplicitamente alla figura del “vampiro”, inteso nel senso di “colui che succhia il sangue delle sue vittime”(così Francesco Baldelli -Cortona XVI sec., autore peraltro molto caro all’Aprosio- in Filostrato. Della vita di Apollo Tianeo, tradotto, Firenze, 1549, p.290 poté scrivere: ” Questa buona femina e novella sposa è una del numero delle lamie, chiamate da alcuni larve, da alcuni lemure e da altri streghe. Queste son molto inchinate a l’amori e alle lascivie e a disonesta lussuria”> si veda peraltro F.MILIZIA, Opere, Bologna, 1826-’27, III, p. 167: ” ‘Lamie’ maschere spaventose degli antichi Romani, con naso e denti orribili, colle quali si faceva paura ai bambini”: secondo ISIDORO di Siviglia (Etym., VIII, XI, 102: le Lamie sarebbero stati mostri così definiti dalla tradizione per la loro abitudine di dilaniare i fanciulli, mentre la Bibbia nelle Lamentazioni 4, 3 registra la profezia per cui anche le “Lamiae nudaverunt mammam, lactaverunt catulos suos” cioè le “Lamie si scoprirono le mammelle ed allattarono i loro piccoli” anche se in verità all’interpretazione mitica della femmina mostruosa o Lamia parecchi interpreti preferiscono l’identificazione naturalisticamente plausibile di Lamia = “Sciacallo”].Per comprendere le interazioni “culturali” tra Vampiro e Strega-Lamia è comunque interessante leggere la parte conclusiva della LVIII ricetta (Terapia dei bambini molestati dalla dentizione o dalla strige) del Liber medicinalis (II-III sec.d.C.) di Quinto Sereno Sammonico, dove si legge:”…Qualora una cupa/ strige incalzi i bambini e sprema sulle loro/ labbra socchiuse poppe velenose, seguire/ i suggerimenti di Titinio, autore all’antica/ di importanti commedie togate,/ che consiglia di appendere loro dell’aglio” [si tratta del poeta comico Vettio Titinio, forse del II sec. a.C.> Sammonico non cita Plinio Seniore che pure elogiò l’aglio nella sua Storia Naturale XX, 23 : in effetti, su questo argomento, lo scienziato-erudito si mantenne prudentemente generico pur scrivendo che”…il suo odore tiene lontani serpenti e scorpioni e, come alcuni hanno affermato, qualsiasi animale…”]: Sammonico, a riprova della sua duratura e grande influenza culturale, deve aver condizionato – pur in mezzo a qualche fraintendimento – il tardo estensore del Bestiario medievale, detto Bestiario moralizzato ove, alla rubrica XXII, trattando De la lanmia si allude alle tossine che sotto aspetto di latte sgorgherebbero dalle sue mammelle e avvelenerebbe “lo filiolo”: concetto in cui si intersecano riferimenti biblici, dove “il figliolo” sarebbe piuttosto il “cucciolo” della Lamia o dello sciacallo, e cultura popolare pagana per cui nel “figliolo” sarebbe invece da ravvisare l’inerme “fanciullo/-a” vittima notturna e dormiente della donna demone: V. Bestiari medievali cit, p.504, XXII.

da Cultura-Barocca

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