Un chirurgo innovatore del Cinquecento

Fonte: Wikipedia

Ambroise Paré vide la luce nel 1510 in un villaggio presso Laval nella provincia francese di Maine.
Figlio di un povero artigiano, visse nelle condizioni più umili. Intraprese la carriera di “apprendista barbiere”: il che comportava, per l’epoca, la professione della bassa chirurgia.
Ben presto si fece valere e prese parte come chirurgo alle campagne d’Italia dal 1536 al 1542: la terminologia più propria in questo caso era quella di CHIRURGO VULNERARIO.

Il genio e la bravura portarono Ambroise Paré a prestare la sua arte di chirurgo per ben quattro re di Francia: Enrico II, Francesco II, Carlo IX ed Enrico III.

Scrisse parecchie opere di medicina in francese e godette di grande popolarità. Portò fondamentali contributi al campo della chirurgia ed anche a quello dell’ostetricia, introduendo la manovra del rivolgimento durante il parto.

Rivoluzionò totalmente lo stesso concetto di chirurgia. Introdusse il metodo della legatura dei vasi nelle amputazioni (introducendo l’uso di protesi sempre più tecnicamente sofisticate) e la sutura nelle ferite da arma da fuoco, eliminando l’uso di versarvi sopra l’olio bollente e la cauterizzazione con il ferro rovente. A causa dell’abitudine di cucire le ferite, venne a lungo deriso e osteggiato dai suoi colleghi che lo schernivano chiamandolo “sartina”.
A complicare la vita dei chirurghi erano ormai da tempo comparse le armi da fuoco. Le gravi ferite provocate dalle armi da fuoco, per il loro carattere particolarmente distruttivo e demolitivo, con le palle penetrate all’interno dei tessuti accompagnate da corpi estranei quali straccetti di stoffa, schegge, frammenti delle corazze, provocavano lacerazioni minute di vari tessuti, cute, muscoli, ossa, con conseguente cancrena. Queste terribili lesioni fecero pensare erroneamente per almeno due secoli che le palle fossero “avvelenate”. Si credeva che la polvere nera o pirica “avvelenasse” il proiettile e di conseguenza anche la ferita.
La cura consisteva quindi nell’usare il ferro rovente o in alternativa l’olio bollente allo scopo di distruggere il veleno entrato nella lesione.
La ferita poi doveva suppurare in maniera da poter “sputare fuori il  veleno”.

Un primissimo impiego della disinfezione in alternativa a questa pratica estremamente cruenta si ebbe, dunque, grazie ad Ambroise Parè.
La sua fu una scoperta casuale, non scientifica, intuitiva e senza una precisa cognizione di causa, di grande importanza pratica.

Ambroise Paré fu talmente un grande chirurgo che Carlo IX, re di Francia, dopo la notte (la Strage) di San Bartolomeo (22 Agosto 1572) volle salvargli la vita. Infatti, qualche giorno prima della tristemente celebre notte, il Parè, da medico al di sopra delle parti, ugonotte e cattoliche, aveva assistito con la sua arte il capo ugonotto Ammiraglio di Coligny. Quindi, nella mattanza degli Ugonotti anche il Paré doveva essere ucciso. Fu Carlo IX che lo salvò dandogli rifugio nei suoi appartamenti ed esclamando: “Non ha senso ammazzare un uomo che vale tutta l’umanità!

Infatti, il Parè era ormai famoso in tutta Europa come chirurgo. Aveva, ad esempio, partecipato insieme al celebre Vesalio alla dissezione del cranio di quattro criminali nel tentativo di capire la posizione della lancia che Enrico II di Francia aveva ricevuto in un occhio dal conte di Montgomery in un torneo amichevole. Purtroppo il celebre consulto non portò a nulla ed il re morì dopo 11 giorni di lenta agonia.

Ambroise Paré scrisse anche di… “mostri”, come in Les oeuures d’Ambroise Pare, … diuisees en 28 liures avec les figures et portraicts, tant de l’anatomie que des instruments de chirurgie, et de plusieurs monstres, reueues et augmentees par l’autheur …Quatriesme edition Paris : chez G. Buon, 1585, da cui sono tratte le sguenti immagini:

da  Cultura-Barocca

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