Sul Principato di Monaco

CARLOS DE VENASQUE, GENEALOGIA ET HISTORICA GRIMALDAE GENTIS ARBOR, EMINENTISSIMO PRINCIPE HIERONYMO CARDINALI GRIMALDO, PARIS, LE BOUC, DE NAIN & LE CORDIER, 1647, IN FOLIO, PP. 20 – 211 – 5, CON 28 TAVOLE INCISE IN RAME CON I VARI BLASONI DELLA CASATA GRIMALDI [DA RACCOLTA PRIVATA]

Monaco fu forse uno scalo fenicio divenuto poi possedimento di Massalia [Marsiglia] e venne dai Romani detto Portus Herculis Monoeci in quando secondo la mitologia il sito sarebbe stato fondato da Ercole.

La versione tradizionale della storiografia classica vuole che in età romana al municipium di Albintimilium fosse da ascrivere anche il centro di Monaco: si è spesso avanzata, a giustificazione di tale ipotesi, la lapide di un magistrato ritrovata nell’area di questa località [Ventimiglia (IM)]. In essa si legge M. Coelio L. f. Fal, Crescenti, q(uaestori), aed(ili), IIviro, Iunia M. f. Tertulla mater (CIL, V, 7824).
Plinio Fraccaro (De suae ipsius et multorum ignorantia e della topografia della Liguria. “Epimetrum” ad una recensione, in Athenaeum, n. s., XXI, 1943, pp. 130-138, a p. 135) ispirandosi a questo rinvenimento attribuì Monaco all’amministrazione municipale intemelia.

Ma così non fece Teodoro Mommsen, che ritenne Monaco dapprima una dipendenza di Marsiglia e successivamente, circa dal III secolo, soggetto con Nizza al governo di un procurator di nomina imperiale (si veda T. Mommsen, in CIL, V, pp. 903, 908 e 916.

Anche Nino Lamboglia seguì la lezione del Mommsen pur procedendo per altra via intellettuale e piuttosto rifacendosi alla strutturazione medievale di Monaco che risultava ascritto alla Diocesi di Nizza : vedi N. Lamboglia, Liguria romana. Studi storico-topografici, Istituto di Studi Romani Editore, 1939, pp. 44 e 117, note 3.

Bisogna però far rilevare l’osservazione fatta doviziosamente da Romeo Pavoni (p.114-115) che gli eventi del IX – X secolo, con le scorrerie saracene, avevano così alterato il tessuto demico e politico del territorio che non è semplice correlare la condizione geo-politica di Monaco nel medioevo a quella della località ai tempi della Pace romana: si rese infatti obbligatoria nell’XI secolo una complessa ristrutturazione del territorio cui concorsero tanto i feudatari locali che le autorità ecclesiastiche.

La prima chiesa di Monaco, naturalmente per quanto concerne i documenti superstiti e fruibili, fu quella intitolata a Santa Devota des Gaumates, restituita nel 1075 dai signori di Nizza all’abbazia di San Ponzio: sulla linea di questo segnale il Pavoni ipotizza quindi che la giurisdizione della Diocesi nizzarda potrebbe essere da correlare all’opera evangelizzatrice dei religiosi di tale monastero.
La chiesa del porto, Santa Maria, fu fondata nel 1078 dai signori della Turbia, nel Comitato di Nizza, che forse per questo motivo la donarono al vescovo di tale città così scrive ancora il Pavoni a corredo del suo teorema. In epoca posteriore venne poi edificata sull’area pianeggiante del Castello Nuovo di Genova un’ulteriore chiesa dedicata a San Martino e dipendente ancora dall’abbazia di San Ponzio”: così ha lasciato scritto G. Saige nella sua opera Monaco. Ses origines et son histoire d’apres les documents originaux (Monaco 1897, pp. 31 e 35).

Sulla fine del XII secolo la Repubblica di Genova si impadronì di questa piazza esercitandovi un’influenza rilevante che tuttavia non incise sulla dipendenza di Monaco, per il lato spirituale, dalla diocesi di Nizza.

Il 3 dicembre 1197, cedendo a Genova la quarta parte pro indiviso del poggio di Monaco, Guglielmo, abate di San Ponzio, aveva posto la condizione che, si ecclesia vel alia domus in qua divinum officium celebretur aliquo tempore ibi fuerit edificata, totum ius ecclesiasticum ad monasterium Beati Poncii pertineat et sub eius diocesi sit supposita: (vedi Codice Diplomatico della Repubblica di Genova, III, p. 121, n. 45.

Il 6 XII 1247 Innocenzo IV concesse ai Genovesi il permesso di edificare una cappella nel castello di Monaco, ad percipiendum ab eis et incolis eiusdem loci ecclesiastica sacramenta: il cappellano di questa non intercorrendo qualche giustificata inibizione (inhibitione cuiusquam contraria non obstante) sarebbe stato nominato dalla Chiesa Genovese, stante la quasi scontata ratifica del vescovo nizzardo (diocesano episcopo presentandum).
L’innalzamento della fabbrica e le sue conseguenti custodia e cure sarebbero dipese dall’opera dei Frati Predicatori di Genova: vedi Liber Iurium Reipublicae Genuensis, H. P. M., I, Torino 1854, col. 1024, n. DCCLXXVIII.

La giurisdizione temporale di Monaco non risulta invece così chiaramente decifrabile quanto quella spirituale e diocesana.

Si è pensato che il complesso demico fosse appartenuto al Comitato di Nizza visto che proprio questo nel 1174 Raimondo, duca di Narbona, conte di Tolosa e marchese di Provenza fece cessione a Genova del poggio , del monte di Monaco, del castello e territorio della Turbia: vedi ancora Codice Diplomatico della Repubblica di Genova, II, p. 191, n. 91.

Stupisce quindi leggere da un documento superstite del 19 gennaio 1258, che il conte Guglielmino di Ventimiglia, figlio del defunto Guglielmo, abbia trasmesso a Carlo d’Angiò, con altri suoi diritti su vari possedimenti del Comitato di Ventimiglia, pure quelli sopra Monaco: leggi ancora E. Cais Di Pierlas, Statuts et privilèges accordes au Comté de Ventimille et Val de Lantosque par les comtes de Provence, Genova, 1890, p. 1 15, n. 1.

Secondo il magistero del Pavoni è ipotizzabile che le devastazioni saracene abbiano alterato, con quello demico-insediativo, tutto il complesso amministrativo sì che ne derivò una certa confusione in merito alla corretta demarcazione confinaria secondo gli antichi diritti e conseguenti parametri topografici.
La linea confinaria in seguito al ripopolamento del sito sarebbe stato stato determinato in stretto rapporto sia con la penetrazione monastica nizzarda che con l’attivismo di alcune signorie delle signorie locali, specie quelle di Eze e della Turbia [La Turbie].

Il porto, che dopo anni di oblio riprese ad essere funzionante nel pieno XI secolo, ed il monte che gravita su questo approdo avrebbero quindi risentito di molteplici interferenze amministrative e giurisdizionali: ad opera del cenobio di San Ponzio, dei feudatari di Eza e della Turbia, del Comune di Peglia e dei conti di Ventimiglia.

Questo mosaico giurisdizionale avrebbe finito con l’alterare compiutamente la ripresa dell’antica conformazione territoriale coi relativi confini, rendendo infattibile un inserimento quasi archeologico del complesso nella precedente struttura comitale di appartenenza: il sopraggiungere della potenza e dell’egemonia genovese finì col rendere superfluo ogni dibattito in merito e l’insorgenza di eventuali contenziosi.

Monaco fu quindi possesso di Genova da fine XII secolo come dominio dei genovesi Grimaldi ma in seguito diventò dominio diretto di un ramo della stessa casata genovese Grimaldi che vi si stabilì.

Nel 1512 la sovranità della famiglia fu riconosciuta dalla Francia sotto il cui protettorato Monaco restò per 3 secoli. Trasformata da Signoria in Principato da “Onorato II Grimaldi la città venne annessa alla Francia durante la Rivoluzione Francese e l’Impero di Napoleone ma ritornò alla casata Grimaldi coi deliberati del Congresso di Vienna del 1815 dopo la caduta del Bonaparte. Il piccolo stato venne dapprima posto sotto il protettorato dei Savoia ma quando questi cedettero il nizzardo alla Francia di Napoleone III, per l’aiuto avuto contro gli Austriaci nella conquista della Lombardia, anche Monaco passò sotto il protettorato francese (1860)…

da Cultura-Barocca

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