Scienza e tecnologia di un tempo da parte di Arabi e di Islam

Nell’IMMAGINE tratta da un MANOSCRITTO ARABO datato del 1203 si vede parte dello schema di una POMPA IDRAULICA assai più avanzata di quelle in uso nel contemporaneo mondo europeo e cristiano.

In verità gli ARABI e poi l’ISLAM non avevano autonomi patrimoni di SCIENZA e di TECNOLOGIA: tuttavia la grande curisoità intellettuale e lo straordinario spirito di adattamento li indussero a sviluppare una particolare SINTESI dei contributi delle diverse culture cui finirono per accostarsi nella loro storia originaria e, dopo Maometto, nel loro grande espansionismo.

Essi (proprio mentre nell’Europa occidentale e cristiana si andava perdendo il culto della classicità e soprattutto il fondamentale rapporto con i grandi AUTORI GRECI) assimilarono nel loro complesso gnoseologico ed enciclopedico i variegati aspetti sia dell’antichità greco-ellenistica che della civiltà persiana ed inizialmente, per effetto dell’opera dei nestoriani della scuola di Gundishapur ospitati a Damasco dai califfi della dinastia omayyade ne fecero le basi del loro procedimento culturale sincretistico, in cui interagivano le più disparate sinergie culturali.

Fonte: Wikipedia

Tuttavia solo nei primi decenni del secolo IX, con l’istituzione a Baghdad del Bait al-hikmah (“Casa della sapienza”) per opera del califfo abbasside al-Ma’mun, iniziò il grande processo di sviluppo della scienza arabo-islamica secondo direttrici autonome, improntate da tendenze all’indagine empirica, all’osservazione diretta, alla descrizione, alla misura e alla classificazione dettagliata dei fenomeni.
Siffatta istituzione (che tra l’altro gestiva un osservatorio astronomico, una grande biblioteca ed era frequentata da un gran numero di esperti traduttori) innescò il consolidamento nella società islamica di un forte ceto intellettuale urbano all’interno del quale il numero degli studiosi di materie scientifiche era numericamente rilevante.

Tale rifiorire della scienza nei paesi islamici, dalla Transoxiana all’Andalusia, oltre che da una formidabile espansione di agricoltura ed artigianato, risultò stimolato dalla propizia situazione religiosa.
Nelle due fonti dottrinarie basilari dell’islamismo, il Corano e la Sunna, l’investigazione della natura e la razionalizzazione delle sue manifestazioni risultano infatti incoraggiate ed anzi proposte alla stregua di una fra le possibile vie da percorrere onde conseguire la perfezione spirituale.
Tale stato di cose comportò l’indubbio, crescente successo di una scienza strettamente connessa alla speculazione filosofia e contestualmente determinò l’innalzamento, a figura centrale della comunità scientifica arabo-islamica, del sapiente (hakim), vale a dire del ” cultore” di tutte le discipline, dalla matematica all’astronomia, dalla medicina all’alchimia, ma al tempo stesso guida spirituale e filosofo.

La scienza arabo-islamica era ricca di specialisti e tra questi primeggiarono medici, matematici, naturalisti, e geografi; però, nonostante la portata del loro valore, restarono sempre in secondo a fronte dei “sapienti”, ritenuti depositari della più elevata ed organica forma di conoscenza.

Fra questi scienziati-filosofi, destinati ad esercitare estrema influenza culturale nell’Europa medievale, la figura più antica è quella di Gabir ibn Hayyan (circa 721 – circa 815), Geber per gli europei, comunemente ritenuto fondatore dell’alchimia islamica, ma anche redattore dei primi testi arabi di logica, di filosofia, di medicina, di fisica e di meccanica.
Gli successero nella generale venerazione verso il secolo IX al-Kindi, Alkindus per gli europei, grande enciclopedista scientifico e istitutore della scuola peripatetica islamica di filosofia, al-Khuwarizmi, detto in Europa Alchorismus, matematico, astronomo e geografo insigne, cui si deve l’introduzione nell’area culturale che si estende dal Mediterraneo all’India, dei numerali detti arabi e dell’ “algebra” (che prende nome dalla sua principale opera al-Jabr wa’lmuqabala).
A questo periodo risulta quindi da ascrivere al-Razi, Rhazes per gli europei, ritenuto il supremo medico clinico dell’Islam oltre che compilatore del celebre Continens (al-Hawi) e grandissimo alchimista.

Ibn Sīnā (Avicenna). – Fonte: Wikipedia

Nei secc. X-XI spicca la figura di Ibn Sina, l’Avicenna europeo, forse il più eminente degli scienziati-filosofi islamici e comunque destinato ad esercitare la massima influenza culturale tanto in Oriente che Occidente nel campo delle scienze, delle arti e della filosofia, al punto di venire onorato col titolo estremo di Shaikh al-rais (“guida dei sapienti”).
Figura eminente della cultura araba fu poi Ibn al-Haitham, o Alhazen, autore dei primi importanti studi medioevali nel campo dell’ottica: invece al Biruni fu invece, in questo periodo, il più grande degli enciclopedisti scientifici dell’Islam.

Averroè, part. del Trionfo di San Tommaso di Andrea di Bonaiuto. Cappellone degli Spagnoli di Santa Maria Novella, Firenze
– Fonte: Wikipedia

Nel secolo XII domina però il carisma culturale di Ibn Rushd, Averroè, sommo fisico, medico di universale apprezzato valore e soprattutto massimo commentatore medievale del grande filosofo greco Aristotele.
Il Trecento vide invece fiorire Ibn Khaldun, primo vero studioso del comportamento umano e contemporaneamente storico di grande livello.
Tra i secoli XVI e XVII Baha’ al-Din al-Amili, matematico, architetto, astronomo e grande teologo, suggellò, come ultimo esponente, la gloriosa serie di queste figure di sapienti espresse dalla cultura islamica.

Nella civiltà islamica medievale i progressi della scienza non restarono mai chiusi nel contesto freddo degli ambienti puramente accademici ma furono principalmente volti al soddisfacimento di bisogni sociali concreti.
Pertanto sia la scienza che la tecnologia, pur configurandosi ovviamente come realtà distinte, vennero mantenute sempre collegate sia sul piano pratico che sul piano teorico: questo appare evidente dalle proposte di classificazione delle scienze, un aspetto metodologico, cui il sapere scientifico dell’Islam conferì estrema cura.
Sia al-Farabi (operante nel secolo X) che i Fratelli della Purezza (un gruppo di matematici, legati alla tradizione pitagorico-ermetica, che operò a Bassora nel sec. X) sia Avicenna accostarono e raggrupparono, pur valutando le rispettive differenziazioni, discipline scientifiche ed arti a contenuto spiccatamente tecnologico, quali l’agrimensura, la scienza dei pesi, quella collegata alla costruzione degli strumenti.
Come avvenne a riguardo della scienza, all’inizio della loro espansione gli Arabi gestivano una cultura tecnica assai limitata, tenendo conto in particolare che la loro vita nomade rigettava gli impianti complessi e quelle installazioni stabili che comportavano la fruizione di evoluti sistemi tecnologici.
Pur procedendo da un certo livello di arretratezza essi però non fruirono in modo passivo della strumentazione tecnologica dei paesi assoggettati, ma si imposero subito di migliorarne l’efficienza e di diffonderne gli aspetti più avanzati: in definitiva proposero in maniera organica quell tipo di processo socio-culturale che, nella nostra contemporaneità, si potrebbe definire quale un trasferimento di tecnologie dalle situazioni più evolute a quelle più arretrate.
Questo fenomeno è riscontrabile nel caso di innovazioni quali l’introduzione della vela latina, del mulino a vento, dello zucchero, del sapone e dell’allevamento di nuove razze equine: in effetti tali innovazioni erano precedenti alla conquista araba ma erano state, più o meno volutamente, tenute circoscritte entro ambienti geografici ristretti.
Gli Arabi non lesinarono nemmeno la divulgazione delle loro acquisizioni come la diffusione in tutto l’Oriente dell’impiego del cammello e del dromedario, al miglioramento delle cui razze avevano dedicato molti sforzi coronati da buon esito.
Uno strumento di progresso tecnologico estremamente importante nel mondo islamico fu la pubblica amministrazione: essa si impegnò assai in questo impegno e ciò si evince puree dalle alte cariche rivestite nel suo contesto dai muhandis, gli architetti e gli ingegneri civili.
La realizzazione di rilevanti infrastrutture per l’agricoltura ed i trasporti, la creazione di manifatture di stato per nuovi prodotti, le agevolazioni per le attività artigianali più significative caratterizzarono per molto tempo la politica economica non solo dei grandi califfati, ma anche dei successivi minori stati musulmani.
Molti complessi demici ed altrettante città si affermarono, in dipendenza di ciò, quali centri di produzione specializzati e destinati a conseguire grande prestigio in tutto il bacino del Mediterraneo. Nel settore tessile si segnalò Fustat, vicino a Il Cairo, per il “fustagno” cui peraltro ha dato il nome, Mawsil per la produzione della mussolina e la stessa Damasco per i tessuti damascati.
Altra rinomata specialità di Damasco fu l’acciaio al crogiuolo, con il quale furono realizzate le famose lame assai ricercate sia in Oriente che in Occidente.
Harran, in Siria, raggiunse invece grande fama nella costruzione di apparecchiature scientifiche e nella realizzazione di preparati chimici.
Dalla sinergia fra scienza e tecnologia, sostenute dall’apparato burocratico, amministrativo e politico, derivarono vantaggi considerevoli per l’agricoltura: sono da menzionare in particolare lo sviluppo di enormi sistemi di irrigazione, l’invenzione dei pozzi artesiani e la realizzazione dei primi orti botanici per lo studio e la selezione delle specie vegetali alimentari e medicinali più convenienti.

Contestualmente nuove terre furono aperte alla coltivazione e nuove colture introdotte come il cotone, il riso, la canna da zucchero, gli spinaci ed alcuni tipi di frutta, gli agrumi in special modo, che essi diffusero per tutto il bacino del Mediterraneo, Spagna e Sicilia comprese, sì che che poi queste colture da tali luoghi raggiunsero altre zone dell’Europa e la Liguria storica in particolare.

L’estrema attenzione che la cultura arabo-islamica medioevale riservò costantemente alle questioni tecnologiche è palesata, tra l’altro, dall’esistenza di una letteratura tecnica relativamente abbondante per quell’epoca, non ancora investigata a fondo dagli storici: vedi qui l’immagine proposta.
Tra le opere studiate, di particolare importanza e pregnanza appaiono quelle dei fratelli Banu Musa, di Abu ‘l-‘Izz al-Gazari e di Taqi-al-Din, attivi rispettivamente nei secc. IX, XII e XVI. Grazie al loro linguaggio preciso ed alla descrizione accurata di un gran numero di macchine e di dispositivi meccanici ed idraulici si è oggi in grado di disegnare un’immagine sufficientemente chiara della grande tradizione della meccanica islamica, verso cui la tecnologia europea sembra essere stata tributaria fin quasi alla fine del Rinascimento.

La tecnologia del mondo islamico beneficiò, grazie anche alla sua posizione geografica, dell’elevato livello di progresso tecnico esistente nell’area culturale cinese.

La CARTA (e le cartiere liguri come quella di Isolabona in val Nervia denotano una chiara derivazione dagli opifici arabi che realizzavano tale prodotto tanto più comodo della pergamena), la BUSSOLA (come altri strumenti di navigazione), la polvere da sparo e la fondamentale attrezzatura chimica sono solo alcuni esempi di innovazioni cinesi assimilate dalla cultura tecnica musulmana e successivamente trasmesse all’Europa.

Un’interpretazione storica forse un poco riduttiva parla poi esplicitamente di una decadenza della scienza e della tecnologia arabe in dipendenza della caduta di Baghdad ad opera dei Mongoli tuttavia, alla luce delle nuove ricerche scientifiche è più corretto affermare che la supposta decadenza fu in effetti un rallentamento delle impressionanti acquisizioni e postulazioni scientifiche del passato: e secondo vari autori moderni siffatto rallentamento data al secolo precedente l’avvento dei Mongoli.

In effetti sino al ‘500 in tutto l’ecumene islamico l’operosità scientifica e tecnologica si mantenne alquanto vivace e fertile di risultati.

La decadenza è piuttosto databile agli albori del XVII secolo e le cause furono molteplici, già individuabili verso lo sfiorire del Cinquecento: tra siffatte cause si possono ascrivere fattori economici e politici di natura tanto nazionale che internazionale e forse, al primo posto, è da collocare il lento ma inesorabile affermarsi del predominio navale europeo (agevolato dalla comprensione dell’utilità dei viaggi atlantici rimasta estranea al mondo dell’Islam, ma densa di fruttuosi risultati per un’Europa prima affamata e arretrata) con il graduale spostamento dell’asse dei traffici mercantili a tutto danno del mondo islamico, destinato a vedere sempre più languire di commercianti cristiani i suoi porti non molto prima resi opulenti dai mai cessati traffici con l’Occidente ora volto ai bagliori del Nuovo Mondo.

da Cultura-Barocca

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