Ostia Antica: cenni

La fortuna del grande porto militare e commerciale di OSTIA (da ostium – porta – per indicare la foce del Tevere) fu intimamente legata al destino di Roma antica.
La via corre attraverso un piano sconfinato. Ma all’infuori del formidabile castello quattrocentesco, fatto costruire da Giulio II quando era ancora cardinale, nulla che denoti l’approssimarsi della grande città, che fu un giorno il porto più fiorente del Mediterraneo, con una popolazione di oltre 100.000 abitanti.
Oltrepassato il castello, si entra nella zona archeologica di Ostia Antica per la Via delle Tombe, parallela alla Via Ostiense, adorna di pini e di cipressi, che conserva, con gli antichi sepolcri, I’originaria pavimentazione romana a grosse pietre irregolari, resa più suggestiva dalla quiete solenne e dalla ricca vegetazione della campagna circostante. Poco dopo, al di là della vecchia Porta Romana, dalla quale aveva inizio il Decumanus maximus, che percorreva tutta la città fino al mare per una estensione di oltre un chilometro, un piazzale, dal quale si domina l’intera zona degli scavi; e, isolata in mezzo al piazzale, una candida statua alata di Minerva vittoriosa, addossata al pilastro di una porta monumentale, ispirata a un modello greco del IV secolo, che è una delle più commoventi, per il profondo significato che acquista questa statua di vittoria mutilata, unico avanzo di un mondo scomparso, davanti a questo immenso panorama di rovine.
Seguendo il Decumanus maximus, di fronte alla Via del Sabazeo così denominata, da un piccolo tempio dedicato a Giove Sabazeo, il vasto edifizio delle Terme, preceduto da un portico a doppio ordine, con uno splendido mosaico dell’epoca degli Antonini, rappresentante le nozze di Nettuno e di Anfitrite, in cui il nume, sospinto dal suo possente desiderio amoroso, avanza con una foga travolgente su di un carro trascinato da ippocampi con un gioioso corteggio di tritoni, di nereidi e di mostri marini. E al di là delle Terme; la Caserma dei Vigili con un ampio cortile e un altro splendido pavimento a mosaico, con scene di sacrificio, nell’antico tablinum.
Proseguendo per il Decumanus maximus, subito dopo, l’Oratorio dei Martiri Ostiensi, con una lapide che ricorda il commovente episodio della morte di Santa Monica, madre di Sant’Agostino, avvenuta a Ostia l’anno 387, angelico fiore, che effonde ancora il suo profumo in questa arida spiaggia, bagnata dalle lagrime del Dottore della Grazia. E di fronte ai resti di un portico d’età repubblicana, la curva esterna del teatro, in parte recentemente restaurato per utilizzarlo per spettacoli classici, forse il monumento più suggestivo di Ostia, per lo stupendo scenario di pini e di colonne con lo sfondo della campagna romana, che sostituisce l’antica scena, di cui rimane solo il basamento. Al di là del teatro, il Piazzale delle Corporazioni, un vasto piazzale con un tempio quadrato nel mezzo, circondato da un quadriportico che dava adito a 70 uffici di rappresentanze commerciali, adorno di mosaici con emblemi, insegne e iscrizioni, dalle quali balza viva la società commerciale di quel tempo. E quasi ci sembra di vedere ancora aggirarsi tra le rovine dell’antica città marinara, nei loro paludamenti esotici multicolori, negozianti di stoppa e di corde, conciatori di pelli, capitani di navi mercantili, barcaiuoli, marinai di navi da carico e misuratori di grano di tutto il mondo allora conosciuto: della Sicilia, della Sardegna, della Gallia, dell’Egitto, della Libia, della Numidia, ecc.
Accanto al teatro, un mitreo e quattro piccoli templi su un unico podio; e subito dopo gli Correa, grandioso complesso di magazzini per derrate alimentari, composto di sessantaquattro grandi celle con la fronte principale rivolta verso il Tevere, che, fino all’inondazione del 1575, quando, cioè, si spostò considerevolmente il letto del fiume, lambiva tutto il lato settentrionale della città. Poi, nella Via di Diana, una casa a due piani con aggetto di balcone sulla facciata, una casetta con un balcone sorretto da mensole di travertino, e un thermopolium, specie di bar, con bancone di marmo, mensole per stoviglie e due sedili sulla strada, che ci richiama alla mente le famose botteghe di Via dell’Abbondanza, a Pompei.
E poco dopo, il Cardine Massimo, la principale via trasversale, fiancheggiata da portici a pilastri, che sfocia nel Foro, dominato dal Capitolium, il tempio della Triade Capitolina, che esisteva in quasi tutte le colonie romane. Dell’antico tempio rimangono solo l’alto podio, preceduto da un’ampia scalea e da un’ara per i sacrifici, e i muri della cella, che, sopratutto quando si arrossano ai raggi del sole che tramonta, sembra che si elevino più solenni nella solitudine immensa del Foro, accentuando la malinconia del desolato quadro di rovine. Di fronte al Capitolium, il Tempio di Roma e di Augusto, di cui rimangono solo pochi avanzi. Dal lato occidentale, la Basilica e, accanto, la Curia, dove si riuniva il consiglio municipale della città, e un Augusteam, a pianta circolare, dedicato al culto degli Imperatori.
Dal lato opposto, al di là della Casa dei Triclini, le grandi Terme del Foro, costruite nel II secolo e ampliate successivamente, che, per grandiosità e particolarità costruttive, ricordano le terme monumentali di Roma.

Alle spalle del TEATRO DI OSTIA, si trova un complesso (di cui si può qui sopra vedere la RICOSTRUZIONE PLANIMETRICA) non scoperto in nessun altra città romana: il foro, un portico quadrangolare, con due file di colonne di tipo dorico.
In età augustea fu realizzato con muri in opera reticolata, in funzione del teatro: molti suppongono che sia stato utilizzato come riparo dalle intemperie o come spazio per passeggiare.
E’ però archeologicamente provato che sotto l’imperatore Claudio, sia divenuto un vero e proprio portico con le colonne e che poi in età adrianea, dopo altre opere di restauro, tra cui l’innalzamento del pavimento di circa 40 centimetri e l’ inserimento di un’altra fila di colonne, si sia edificato il doppio porticato.
Dalla metà del II sec. d.C. fino all’età dei Severi, si ebbe un graduale abbellimento con l’inserimento dei mosaici, che raccontano i vari traffici presenti sul Mediterraneo e i tipi di attività esercitate dalle corporazioni (i mosaici che noi vediamo oggi non rispettano sempre il disegno originale, a causa di restauri malamente eseguiti nel corso dei secoli).
Nel III sec. d.C. la navata venne divisa in 50 stationes (stanze, cameroni, uffici), che venivano utilizzate dai negozianti e dagli imprenditori, quali sedi di rappresentanza per PUBBLICIZZARE LE LORO ATTIVITA’ (più avanti nel corso delle tante ristrutturazioni l’area della navata venne ingrandita e le stationes furono portate a 64).
Il piazzale vero e proprio fu arricchito con statue ed al suo centro aella fine del I sec. d.C., fu eretto un tempio forse in onore di Cerere (divinità delle messi e dell’abbondanza).
Si è anche supposto che alla fine di una contrattazione andava a buon fine, i mercanti fossero soliti fare un’offerta alla divinità.
Nel lato occidentale del portico, nell’ultimo ambiente, si conserva attualmente il calco dell’altare su cui sono raffigurate immagini relative alle origini di Roma.
Il complesso offre solo una pallida idea della valenza imprenditoriale e commerciale di OSTIA, vero e proprio centro dei traffici del Mediterraneo: un ulteriore segnale è tuttora offerto dal rinvenimento dei resti monumentali di monumentali magazzeni, gli HORREA destinati alla custodia di granaglie e merci di ogni genere.

da Cultura-Barocca

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