Jenner e la vaccinazione contro il vaiolo

A Berkeley, in Inghilterra, nel 1749 nasceva Edward Jenner, il padre dell’immunologia.
Fu suo, infatti, il primo approccio scientifico alla prevenzione del vaiolo, malattia virale gravissima di cui si hanno tracce già nel secondo millennio a. C. in mummie egizie e in cronache cinesi.
In Europa comparve solo nel sesto secolo d. C. e prese il nome dal latino varius (maculato, in riferimento all’aspetto della pelle dei malati).
Nel Cinquecento fu portato in America dai conquistatori spagnoli, e nel solo Messico uccise oltre tre milioni di indigeni.
Ovunque si presentasse, il vaiolo causava epidemie con migliaia di morti; chi si salvava, rimaneva orribilmente sfigurato.
Già dall’antichità in Cina, in Arabia, in Etiopia e nel Caucaso c’era l’uso di inoculare ai ragazzi il liquido proveniente da lesioni di individui che avevano contratto il vaiolo in forma lieve.
Questa pratica causava una malattia per lo più a decorso benigno e salvava da infezioni successive: si era visto, infatti, che chi aveva già avuto il vaiolo, non lo prendeva più.
Tale metodo si diffuse all’inizio del diciottesimo secolo in varie corti europee e in seguito si estese alle popolazioni.

LADY MARY WORTLEY MONTAGUE: RIPRODUZIONE DA STAMPA DI BIBLIOTECA PRIVATA

Questa tecnica in Italia fu introdotta dal medico Giovammaria Bicetti De’ Buttinoni: a livello europeo però tale scelta medica venne originariamente introdotta a beneficio di sua figlia, e sull’esperienza maturata in Medio Oriente, dalla moglie dell’ambasciatore inglese in Turchia, Lady Wortley Montague.

DIPINTO CHE RAPPRESENTA, SECONDO L’INTERPRETAZIONE DI CONSTANT DESBRDES, UNA VACCINAZIONE TENUTA NEL CASTELLO DI LIANCOURT GROSSOMODO VERSO IL 1800: IL MEDICO PRATICA ANCORA LA DISCUSSA VACCINAZIONE DA BRACCIO A BRACCIO, IL METODO CHE COME SI LEGGE NEL TESTO PORTAVA AD UN CELERE INDEBOLIMENTO DELL’EFFICACIA DEL VACCINO E ANCOR PIU’ POTEVA TRASMETTERE AL SOGGETTO SANO ALTRE MALATTIE [RIPRODUZIONE DA STAMPA DI BIBLIOTECA PRIVATA]
Tale metodo venne però ostacolato dalla facoltà teologica di Parigi e visto con perplessità da molti studiosi, ma più che altro il suo fallimento fu dovuto al fatto che la malattia trasmessa direttamente da braccio a braccio era vaiolo vero e proprio, e poteva dar luogo anche a epidemie.
La pratica, nonostante l’accoglienza entusiastica di alcuni, come il Parini che le dedicò un’ode nel 1765 (L’innesto del vaiolo), fu abbandonata, anche perchè proprio alla fine del Settecento si sparse la notizia che usando pus del vaiolo delle mucche si ottenevano ottimi risultati senza correre rischi.
E’ a questo punto che s’inserisce il lavoro di Jenner.
Egli, da giovane, aveva sentito una contadina dire che non avrebbe contratto la malattia perchè aveva già preso il vaiolo vaccino: era questa, infatti, la voce che girava per le campagne.
L’occasione di mettere in pratica le sue teorie Jenner la colse quando una mungitrice s’infettò con il vaiolo delle mucche e sviluppò delle pustole sulle mani.
Egli prelevò dalle lesioni del materiale che il 14 maggio 1796 inoculò nel braccio di un ragazzo sano di circa otto anni.
Dopo una settimana, questi cominciò a star male: lamentava dolori all’ascella, poi sensazioni di freddo e mal di testa, ma dopo qualche giorno tutti i disturbi scomparvero.
Per vedere se il ragazzo si era effettivamente immunizzato, Jenner un mese e mezzo dopo gli inoculò del materiale preso da una pustola di una persona malata di vaiolo: il piccolo non si ammalò.
La prova fu ripetuta successivamente, sempre con lo stesso risultato.
Lo scienziato compì molti altri esperimenti simili e ne dedusse che un individuo infettato con la malattia delle mucche viene preservato dal più temibile vaiolo umano.
Ovviamente Jenner, con le conoscenze del tempo, non poteva sapere che il successo del suo esperimento era dovuto al fatto che il virus dei bovini e quello dell’uomo hanno in comune alcune sostanze (antigeni) capaci di suscitare nel nostro organismo reazioni difensive: gli anticorpi prodotti in seguito all’inoculazione del vaiolo vaccino proteggono dunque anche da un’eventuale infezione dell’altro virus.
Se Jenner è stato il primo ad aver fatto una vaccinazione interpretandola con rigore scientifico, solo un secolo dopo Louis Pasteur riuscì a capire che tale pratica si poteva generalizzare per prevenire vari tipi di malattie mediante l’inoculazione di germi opportunamente attenuati.
Per questo motivo il termine “vaccino”, che originariamente indicava il vaiolo dei bovini, è ora usato per qualsiasi sostanza capace di produrre immunità specifica nei confronti di una data infezione.
Nel 1798 Jenner rese pubblici i propri studi.
Ben presto, però, fu attaccato da varie parti: si sosteneva che l’immunizzazione con il vaiolo vaccino non era una sua invenzione, bensì era già stata applicata altre volte.
Egli si difese dichiarandosi il vero scopritore del metodo.
In realtà prima di lui altri avevano fatto le stesse osservazioni.
Jenner aveva forse copiato l’idea?
Chissà !
Gli va comunque riconosciuto il merito di aver affrontato per primo il problema con spirito scientifico e di aver collaborato a diffondere la vaccinazione, salvando moltissimi dalla malattia che per secoli aveva terrorizzato intere popolazioni.
Nel maggio 1980 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato scomparso il vaiolo: si tratta della prima malattia infettiva debellata dall’uomo.
Quindi la vaccinazione ormai non si usa più: per ogni evenienza, tuttavia, esistono ancora depositi di vaccino.
Per evitare che il virus del vaiolo possa uscire casualmente o per fini terroristici dai laboratori in cui è studiato, la sua conservazione viene autorizzata solo in due strutture di ricerca, in Russia e Stati Uniti.
Da tempo si discute se debbano essere eliminati anche questi ultimi ceppi.

da Cultura-Barocca

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