Il terrore di Nobel, espressione di un orrore epocale, per la morte apparente

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Fonte: Wikipedia

Alfred Bernhard Nobel, il celebre scienziato svedese che inventò la DINAMITE [elaborando la scoperta della NITROGLICERINA fatta dal chimico piemontese ASCANIO SOBRERO del quale nel MUSEO di VILLA NOBEL di Sanremo (IM), dove trascorse l’ultima parte della sua vita è custodita l’ AMPOLLA entro cui fu sintetizzato il terribile esplosivo]

L’ampolla, custodita a Villa Nobel di Sanremo, in cui per la prima volta Ascanio Sobrero sintetizzò la nitroglicerina
al culmine della sua gloria, ma spossato nel fisico (ed anche nel morale visto l’uso bellico di un’invenzione cui aveva attribuito scopi filantropici, ad esempio per agevolare la drammaticità delle grandi escavazioni) cercò a SANREMO e nel mite clima del PONENTE LIGURE un poco di rimedio ai suoi tanti mali: in particolare era tormentato da continui raffreddori, da frequenti disturbi bronchiali ed in particolare da gravi emicranie poste in relazione coi suoi continui contatti con la nitroglicerina.

 

Nella città rivierasca NOBEL abitò dunque in questa splendida VILLA (dotata di un attrezzatissimo laboratorio) che inizialmente intitolò “MIO NIDO”: ad essa, molto più semplicemente, diede poi nome di “VILLA NOBEL” restando colpito da un’affermazione dell’amico Gustav Aufschlaeger che gli fece notare che il “concetto di nido” comportava la coabitazione, fisica e sentementale, tra due individui (presumibilmente un uomo ed una donna, meglio se coniugati e con prole) e che mal si addiceva ad un endemico solitario quale era lo scienziato svedese.

Il laboratorio che Alfredo Nobel si fece attrezzare nella sua villa di Sanremo e che successivamente è stato assimilato dalla Provincia di Imperia ed eretto, con altro materiale, a museo documentario: spicca tra l’altro un settore destinato all’inventore della nitroglicerina Ascanio Sobrero di cui, oltre ad un busto onorifico, è visibile l’ampolla (si veda più sopra), nella quale per la prima volta lo scienziato sintetizzò la sua micidiale ma straordinaria scoperta
La villa che è stata assimilata dall’ Amministrazione della Provincia di Imperia ed ora è sede di un piccolo museo oltre che punto di riferimento di incontri culturali, fu attrezzata con un piccolo ma attrezzato laboratorio.
NOBEL morì solo, assistito dai domestici francesi, nel dicembre del 1896 a causa di un’emorragia celebrale, che lo privò della parola e ne deformò la postura del volto come si constata dalla maschera funebre che ne fu fatta.
La salma venne quindi trasferita in Svezia, per espressa volontà testamentale di NOBEL, dove fu onorevolmente scortata dal servizio funebre sino al cimitero di Nya Kyrkogarden ove fu combusta nel locale forno crematorio.
Si leggono queste volontà dello scienziato svedese soprattutto nell’ultimo testamento ove tra l’altro si legge: “…con esplicito desiderio e volontà [dispongo] che alla mia morte mi vengano aperte le vene dei polsi e dopo che sia stato eseguito quanto sopra e accertato da parte dei medici competenti l’avvenuto decesso che il mio cadavere sia cremato in uno dei cosidetti forni crematori [e così avvenne ad opera dei medici Bobone e Martemucci che rilasciarono specifico referto datato Sanremo, 11 dicembre 1896: come si legge nell’opera di Giuseppe Garbarino, Alla scoperta di Ascanio Sobrero, “Centro Studi Ascanio Sobrero – Cavallermaggiore”, Cavallermaggiore, 1995 (pp.102- 103)].
In effetti, e forse a questo si è dato un risalto ancora relativo tranne che, indirettamente, dal citato Garbarino, la stanchezza morale di NOBEL era in perfetta sintonia con uno dei TERRORI STORICI DI XVIII E XIX SECOLO: quello di cadere vittima di uno stato di MORTE APPARENTE ed essere sepolto vivo nel modo di cui neppure mancavano serie DOCUMENTAZIONI.
Quanto era diventata la geniale follia letteraria di un grande letterato dell’orrore come EDGAR ALLAN POE e comunque ciò che tormentava tanto la gente semplice quanto gli intellettuali e gli scienziati dell’epoca non aveva risparmiato nemmeno il grande ALFREDO NOBEL.

Le ragioni profonde di tutto ciò risiedevano probabilmente nel riflesso psicologico di ancestrali paure del padre l’imprenditore ed inventore IMMANUEL NOBEL (tra l’altro brevettò la sua scoperta del legno compensato) la cui esistenza, peraltro fortunata, fu angustiata sempre dal timore di essere sepolto in STATO DI MORTE APPARENTE a causa delle gravi carenze nell’accertamento necroscopico del tempo ed anche per il fatto non raro che spesso (specie a livello dei ceti meno abbienti) si provvedeva all’inumazione addirittura senza alcun supporto di referto mortuario sottoscritto da un medico competente. Il giovane ALFREDO non potè far a meno di risentire di siffatto clima di paura alimentato dal padre che, ad estrema testimonianza di questo suo ricorrente pensiero, addirittura inventò e brevettò un BRACCIALE DA POLSO alimentato da pile elettriche da APPLICARE NELLA BARA AL DEFUNTO. Nel caso che questo si fosse risvegliato da qualche stato di MORTE APPARENTE lo strumento si sarebbe attivato ed avrebbe fatto agire una suoneria, sita presso l’uffico del custode dell’obitorio o del cimitero, onde permettere un pronto soccorso.

Per una strana convergenza di casualità al pari del padre di ALFREDO NOBEL anche il medico Giuseppe, padre di ASCANIO SOBRERO, il citato inventore della nitroglicerina, affrontò, in maniera meno scientifica e più giurisdizionale, l’argomento delle CATALESSI o MORTI APPARENTI: un tema complesso che, per quanto è tuttora possibile evincere, può aver certamente influenzato nella fantasia collettiva il TERRORE DEI MORTI VIVENTI.

Nativo di Cavallermaggiore, già segretario della Regia Università di Torino, Giuseppe Sobrero (morto nel 1873) ebbe occasione di affrontare quale consigliere e poi come vicesindaco del comune di Cavallermaggiore il tema delle INUMAZIONE E DELLA RIFORMA DEI CIMITERI: in modo particolare egli si rese conto della limitatezza dei controlli necroscopici e si propose di realizzare una polizia mortuaria che fosse all’avanguardia.
Come scrive il Garbarino (pp.110 e seguenti) lo stimolo per tali ricerche gli fu suggerito dalla lettura di un volumetto ben documentato opera, oggi non facilmente reperibile, di certo dottor Galvagno, intitolato La morte apparente – avvertimenti alla gente di campagna.

da Cultura-Barocca

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