Il Monte di Pietà a Genova

Nell’immagine un seicentesco LIBRO DI CONTABILITA’, appartenuto al MONTE DI PIETA’ DI GENOVA

La pandemia del 1348 generò un globale impoverimento, poi dal XV secolo per soccorrere specialmente i POVERI e sulla scia della condanna ecclesiastica dell’USURA, grazie all’attivismo dei FRANCESCANI, sorgono in tutta Italia i MONTI DI PIETA’.

Da BIBLIOTHECA CANONICA… del padre francescano, teologo Lucio Ferraris (1687-1763)

Nel DOMINIO DI GENOVA [nel contesto governativo genovese, come in altri Stati, seppur con nominazioni specifiche, esisteva pure il MAGISTRATO DEI POVERI organismo importante nel contesto delle varie MAGISTRATURE PREPOSTE A SCOPI ASSISTENZIALI] nel 1479 vede per primo la luce il MONTE DI PIETA’ DI SAVONA (realizzato su impulso di papa Sisto IV), poi quello di GENOVA (istituito come detto dal BEATO ANGELO DA CHIVASSO nel 1483: alla maniera astese l’istituzione fu anche detta CASANA) cui seguono i “MONTI” di CHIAVARI (1520), SPEZIA (1596), SANREMO (su cui il manoscritto Borea fornisce importanti DATI ma che al pari di consimili iniziative non ebbe vita lunga), in particolare il MONTE DI PIETA’ DI DOLCEDO (che fu molto longevo: “visse” per circa due secoli) e via dicendo.

Genova – Palazzo del Banco di San Giorgio

Il MONTE DI PIETA’ DI GENOVA, sorto per le sinergie di tre istituzioni quali il BANCO DI SAN GIORGIO, l’UFFICIO DI MISERICORDIA e l’OSPEDALE DI PAMMATONE assurge presto a grande prestigio: si distingue inoltre per la particolarità di accettare depositi fiduciari fruttiferi sulla base di una disposizione che anticipa quanto poi concesso agli altri MONTI DI PIETA’ circa cento anni dopo. Un grave momento di crisi, dopo un rapido fiorire, per il MONTE DI PIETA’ DI GENOVA cadde nel 1522 quando le truppe lanzichenecche, e quindi RIFORMATE di CARLO V in lotta col re francese FRANCESCO I saccheggiarono GENOVA il 30 e 31 maggio depredando, assieme a proprietà private ed edifici di culto, anche il MONTE DI PIETA’ di cui distrussero sede e magazzini impadronendosi, oltre che di denaro e preziosi, anche dei PEGNI più umili tra cui le MASSERIZIE soltamente lasciate in deposito dai ceti più umili.

Il MONTE conosce una crisi gravissima e per potersi ristrutturare deve provvedere, anche per compensare una carente raccolta di fondi, ad un RIALZO DEI TASSI DI INTERESSE SINO AL DIECI PER CENTO. La ripresa avviene ma troppo lentamente mentre la POVERTA’ continua a tormentare GENOVA così che nel 1569 l’ARCIVESCOVO PALLAVICINO, col concorso dei MAGNIFICI FILIPPO SAULI, OBERTO GIUSTINIANO, AMBROGIO DI NEGRO e FRANCESCO LERCARI, si rivolge ai potentissimi PROTETTORI DELLE COMPERE DI SAN GIORGIO per ottenere un prestito di 5.000 lire onde realizzare un capitale idoneo alla totale ripresa della CASANA o MONTE DI PIETA’ [lo Stato genovese tra le Magistrature assistenziali sviluppò anche l’esistenza di un MAGISTRATO DEL MONTE DI PIETA’].

Il 2 maggio 1569 il MONTE DI PIETA’ risorge con un solido bene patrimoniale e soprattutto nuovi regolamenti distinti in 18 punti: a riguardo del tasso di interesse il pontefice Leone X, che accetta la visione francescana della modica usura, con una sua BOLLA INTER MULTIPLICES acconsente alla riscossione di una cifra eccedente il capitale per la sola copertura delle spese (Inter multiplices è una bolla pontificia di papa Leone X pubblicata il 4 maggio 1515, per promulgare il decreto della X sessione del Concilio Lateranense V relativo alla legittimità dei Monti di pietà. Il testo afferma la legittimità dei Monti di Pietà, che non cadono nella condanna propria dell’usura: così dacendosi regolarizza quest’istituzione, sorta nel XV secolo ad opera dei Francescani, ne vengono lodati gli scopi “buoni e necessari alla società”, si fa la raccomandazione che i prestiti siano completamente gratuiti, anche se si sancisce la liceità del modesto onere richiesto per le spese di gestione) ). Il prestito viene concesso per una durata massima di 6 mesi che può essere prorogata sino ad 8 onde consentire la soluzione debitoria ed evitare le PROCEDURE DI PIGNORAMENTO con conseguente vendita ALL’INCANTO dei BENI CONFISCATI.

Il decennio successivo potrebbe determinare un’ulteriore e irrisolvibile crisi per il MONTE DI PIETA’ DI GENOVA: inizia infatti un periodo durissimo per la città e per tutto il suo Dominio atteso che la REPUBBLICA sarà presto (1579-1580) flagellata da una grande ondata di PESTE o MORTE NERA.
Al periodo della grande epidemia seguono anni non facili. La RIFONDAZIONE del MONTE è comunque supportata dall’istituzione di una CONFRATERNITA ispirata alla cultura caritatevole della tradizione religiosa e popolare di Genova. Finalmente i PROTETTORI DEL MONTE (cioè i suoi amministratori), stipulato un accordo sia con la CHIESA GENOVESE che con CAMERA e SENATO (cioè i COLLEGI DELLO STATO), promuovo un PRESTITO GRATUITO che viene reso di pubblica ragione attraverso l’opera del PUBBLICO CINTRACO Geronimo Bavastro il 29 gennaio 1582. Nel 1596 si provvede quindi all’abolizione del prestito sulle “pietre preziose”. Poi papa Paolo V, con sua BOLLA del 26-VIII-1605 richiama nuovamente i genovesi alle opere di carità: l’appello viene reso di pubblica ragione dal CINTRACO Scipione Bavastro. La raccolta delle elemosine si concentra nella CHIESA DI SAN SIRO sede dal 1612 della CONFRATERNITA che collabora strettamente con LA CASANA.
Nonostante i lasciti il MONTE DI PIETA’ nel XVII secolo non esce a sganciarsi da una certa endemica debolezza, per uscire dalla quale deve giocoforza ricorrere al mercato.
Ci si rifà conseguentemente alla RACCOLTA DEL RISPARMIO DEI CITTADINI, compensandoli con un MODICO INTERESSE, prima di PRESTARE SOMME DI DANARO a beneficio dei CITTADINI MAGGIORMENTE BISOGNOSI.
Questa forma di lotta alla povertà è resa necessaria dall’urgenza di affrontare il drammatico problema delle PRESTIERE.

Lentamente, grazie ai provvedimenti di cui sopra si è scritto e a controlli più rigorosi, il MONTE DI PIETA’ conosce un accenno di ripresa che, per sciagurata e collettiva sventura, viene bruscamente interrotto da una seconda e ancora più micidiale ONDATA DI PESTE BUBBONICA DA CUI RISULTAVA ANCOR PIU’ ARDUO TROVARE SCAMPO, ANCHE PER I CETI ABBIENTI USI IN OCCASIONE DI TALI EVENTI A TRASFERIRSI IN VILLE AMENE E BEN GUARDATE CONTRO INTRUSIONI SOSPETTE DI POSSIBILI CONTAGIATI.

da  Cultura-Barocca

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