Il gatto nei secoli passati

Statuetta di Bastet in bronzo e argento, risalente al periodo tolemaico o romano dell’Egitto (Walters Art Museum, Baltimora)
Fonte: Wikipedia

La prima e fondamentale addomesticazione del gatto i deve agli antichi EGIZI (2500-2000 a. C.). Alcuni studiosi ritengono addirittura che il GATTO EGIZIO DOMESTICO (proveniente dal GATTO NORDAFRICANO o “FELIS LIBICA”) sia il progenitore (attraverso qualche modesto contributo genetico del GATTO DELLA GIUNGLA o “FELIS CHATUS”) di tutte le moderne razze di GATTO DOMESTICO.

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Si è giunti a queste conclusioni (benché non universalmente condivise) per via dell’analisi delle numerose rappresentazioni pittoriche e scultoree del GATTO EGIZIO. Questo è però conoscibile anche attraverso altri mezzi, in particolare studiando le numerose MUMMIE DI GATTO rinvenute in varie necropoli dell’antico Egitto.

Il Grande Gatto di Eliopoli intento a uccidere Apopi in una illustrazione del Papiro di Hunefer (British Museum, Londra)
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Il particolare riguardo verso i GATTI in Egitto era dovuto al fatto che a questo animale fu attribuita un’ORIGINE DIVINA e partendo da II mileenio a.C. addirittura un CULTO, quello della DEA BAST o PASHT simbolo di virtù femminili come la maternità e la fertilità.

Statuetta di Bastet in bronzo, risalente al Periodo tardo (Muséè Georges-Labit, Parigi)
Fonte: Wikipedia

Con l’espandersi dei commerci navali su ampie rotte il GATTO divenne una specie di “membro aggregato” dell’equipaggio in quanto costituiva l’unica efficace difesa contro i roditori che infestavano le navi (ovunque queste approdassero il GATTO EGIZIANO si incrociava rapidamente con la specie -o razza?- locale e per esempio in Europa si incrociò con il GATTO SILVESTRE LOCALE o FELIS SILVESTRIS). Nonostante ciò, e differenza che in altre terre e continenti, il GATTO si affermò con superiore lentezza in ambiente romano e greco. Infatti sia i Romani che i Greci avevano già imparato ad addomesticare altri piccoli carnivori per combattere i topi: come la DONNOLA, la MARTORA e in particolare la GENETTA).

Nell’Europa del Nord la presenza del GATTO non è addirittura segnalata prima del X secolo.

Nel medioevo però quando l’avvento di orde di RATTI prese ad infestare le città (e, all’insaputa delle conoscenze mediche epocali, a diventare il principale vettore di periodiche manifestazioni di MORTALI CONTAGI) a decorrere dalla terrificante PANDEMIA DEL 1348/’49  il GATTO, decisamente più adatto ed efficiente degli altri piccoli carnivori nella caccia al temuto roditore godette un periodo di larga popolarità, divenendo animale ricercato sia in ambito greco che in tutta l’Europa sia del Nord che di tradizione romana: anche in questa circostanza le opere d’arte (capitelli scolpiti, banchi di chiesa e soprattutto codici miniati) che riportano l’effigie del GATTO costituiscono una prova della sua fortuna.

Però già verso il XIII secolo la fortuna del GATTO aveva preso a decadere sì che l’animale venne anche perseguitato a causa di una riscoperta del culto della DEA PAGANA FREYA indubbiamente derivato da quelli per BAST, ARTEMIDE e DIANA: vi furono logicamente lodevoli eccezioni, ad esempio quella di un celebre viaggiatore tra Avignone, Ventimiglia e Porto Maurizio vale a dire il grande poeta Francesco Petrarca che allevò, amò e curò una gatta destinata ad essere la sua unica compagna nel momento del trapasso nel 1374

Purtroppo la maggior parte dei piccoli felini travolti nel fuoco distruttore della superstizione e della lotta implacabile ad ogni presunta forma di sopravvivenza di paganesimo ed antiche religioni finirono però per esser cacciati dal consorzio umano o vennero sterminati: il sangue di adepti ai culti preccristiani e di innocenti felini si segnalarano soprattutto nell’area di diffusione del CULTO PER FREIA nella VALLE DEL RENO.

Dopo un breve periodo di rinascita l’ultima drammatica epoca per il GATTO EUROPEO fu quella della contrapposizione tra RIFORMA PROTESTANTE e CONTRORIFORMA CATTOLICA. Sulla scia di IGNORANZA – SUPERSTIZIONE – TERRORE PER OGNI DIVERSITA’ entrambe le confessioni religiose videro spesso nell’animale una PERSONIFICAZIONE DELL’ERESIA e soprattutto del MALE e di FORZE DIABOLICHE visto che il piccolo felino era spesso identificato col presunto demoniaco GATTO MAMMONE. Questo era considerato un famiglio delle STREGHE ritenute abili a trasformarsi in GATTI per nascondersi alle persecuzioni dei CACCIATORI DI STREGHE: per questo molti Gatti finirono mutilati, crocifissi ed arsi sul rogo. Dal ‘500 al ‘600 le cose tornarono a mutare e la nuova SCIENZA MEDICA PIU’ ATTENTA A PROFILASSI ED IGIENE -pur non tra considerazioni varie che in alcuni casi non rinunciavano a VECCHIE CREDENZE PSEUDOSCIENTIFICHE SE NON SUPERSTIZIOSE SULLE MALATTIE- prese atto della straordinaria importanza che avevano la PROFILASSI e l’IGIENE PUBBLICA E PRIVATA: esse anzi andavano rivelandosi, per esperienza, l’unica arma efficiente contro la MORTE NERA o BLACK DEATH = la PESTE BUBBONICA CHE DEVASTO’ L’EUROPA PER DUE SECOLI.

E nel contesto di nuove riflessioni riflessioni in tanti LIBRI “MEDICI” ISPIRATI A PURA FANTASIA qualcuno, più attento forse, notò che dove erano numerosi i GATTI minore era la dannosa infestazione di RATTI = l’equazione RATTO = VEICOLO DI PESTILENZA non fu assodata e vi si sarebbe giunti in tempi successivi, tuttavia si era andata formando l’idea, comunque non peregrina, che le disgustose esalazioni determinate dagli accumuli di immondizia e dalla presenza abituale in essa di frotte di ratti potesse avere qualche rapporto con le mortifere manifestazioni contagiose. Gà si registrò negli STATUTI CRIMINALI GENOVESI (invero poco ascoltati) DEL XVI SECOLO il divieto di SCARICARE ARBITARIAMENTE IMMONDIZIA E SPAZZATURA ma, cosa decisamente più emblematica e mai per l’addietro avvenuta, si intimò nei Regolamenti Militari il capitolo che comminava pene a chi rapisse, uccidesse per vari motivi alcuni animali tra cui i gatti: e questo non solo in quanto dal ‘700 in poi, grazie all’esplorazione del mondo e alla scoperta di altre splendide razze di GATTI, il piccolo felino ottenne una nuova fortuna in Europa come animale da compagnia ma soprattutto in quanto quale animale domestico gli era ormai ufficialmente riconosciuto il ruolo che aveva oramai assunto nell’ecosistema a salvaguardia della casa contro i roditori ed i danni che potevano causare, sia procurando danni materiali sia -e la scienza ormai progrediva in questa direzione- causando malattie ed infezioni tanto ad altri animali che agli uomini stessi.

da  Cultura-Barocca

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