Antonio Aniante e la modella preferita di Modigliani

Amedeo Modigliani, Ritratto di Lunia Czechowska

Il quotidiano d’informazione “Nice-Matin”, pubblica una intervista, concessa al collega Roland Moreau dalla nobildonna polacca Lunia Czechowska , che fu per ben quindici fiate la modella preferita di Modigliani.
Lunia aveva conosciuto il pittore maledetto in un caffé di Montparnasse, or son cinquant’anni, a un tavolo occupato da matisse, Picasso, Léger, Cendrars, Kisling, Fugita, Dérain.
Un ragazzone dal largo cappello, vestito di velluto, entrò con aria spavalda e si diresse verso di lei come se fosse un amico di lunga durata.
– Ignorando che al mio fianco stava mio marito, – racconta Lunia, – Modi mi baciò la mano e mi invitò a pranzo. Pensai che si era fulmineamente innamorato di me; niente affatto; mi voleva semplicemente come modella; arrossendo, accettai di posare per lui.
Egli abitava in un alberguccio di infimo ordine, insieme con la sua compagna e il suo amico e mercante Zborowsky.
– Mentre posavo, si accorse del mio turbamento e, per distrarmi, si mise a parlare nel suo idioma natale: appresi, più tardi, che recitava fra gli amici o tutto solo, dipingendo, passaggi della “Divina Commedia”. Così ebbi occasione di imparare anche io, a memoria, senza volerlo e senza saperlo, alcune terzine dell'”Inferno”. Sempre in compagnia di mio marito, Modi ed io attraversavamo, a piedi, interi quartieri di Parigi, in piena notte, quando il tempo era bello! Che delizioso conversatore! E che cultura! Modi aveva, allora, 32 anni. Parlava con entusiasmo dei suoi amici e con tenerezza tutta latina e meridionale ma guai se non amava qualcuno: per esempio, Jean Cocteau; allora lo stroncava, con acume e ferocia.
Ecco la riproduzione a colori dell’ultimo ritratto di Lunia dal collo di cigno, che si trova a Milano, nella collezione De Angeli Frua.
La nobildonna lo contempla, non senza emozione.
Quindi riprende a rievocare l’atmosfera di Montparnasse; vuole sfatare la leggenda di un Modigliani che tutte le sere viene raccolto, alla soglia della Rotonde, ubriaco fradicio.
– Non è vero, – afferma Lunia – si drogava e beveva come tanti e tanti altri artisti, ma non smoderatamente. Molte sere ho trascorso con lui, e posso assicurarvi che non l’ho mai visto ebbro -.
Diversa fortuna hanno avuto i ritratti di Lunia.
Uno di essi fu venduto per venti franchi allor che Modi ne voleva soltanto dieci; e poco dopo, che già la gloria spezzava le tenebre, Zborowsky ne vendette uno per l’astronomica somma di mille franchi.
Immaginate la gioia del pittore.
L’amico e impresario non gli diede subito il denaro, ma lo condusse ai grandi magazzini “Lafayette” e lo costrinse a buttar via il logoro vestito per un paio di pantaloni e una giacca fiammanti.
Alcuni mesi più tardi, il 25 gennaio del 1920, Modigliani moriva.
La sua compagna, che lo adorava, lo seguì, gettandosi nel vuoto dalla finestra dell’albergo.
Modigliani, che già una prima volta aveva ritrovato la salute sulla Costa Azzurra, il cui clima caldo aveva cicatrizzato i suoi polmoni, stava per ritornare a Nizza.
Se si fosse strappato in tempo dai tentacoli della malsana Parigi probabilmente non sarebbe morto tanto giovane.
Zborowsky aveva finanziato il precedente viaggio e soggiorno sulla Baja degli Angioli e voleva, a qualsiasi costo, allontanarlo da Montparnasse e le brume nordiche.
Il successo e la fortuna, l’uno e l’altra arrivati all’improvviso, dovettero, senza alcun dubbio, ubriacarlo, e stordirlo ancor più degli stupefacenti e dell’alcole.
L’intervista, concessa da Lunia su Modigliani, è degna di segnalazione per tre motivi che a me sembrano importanti al riguardo di una “Vita” del pittore livornese da rivedere e correggere.
Per Lunia, Modi non era un alcolizzato.
Non era bello come tanti biografi scrivono.
Non era un seduttore, ma soltanto un poeta dall’estasi facile, che, al caffè, cercava di farsi, in un modo o nell’altro, notare, assetato come era di celebrità.
le donne lo interessavano, molto più come modello gratuito che per amore.
Anche la sua bellezza è nella fantasia dei gazzettieri e degli scrittori, avidi dell’eccezionale; non gli si poteva negare, sì, un fascino singolare, per la brillantissima conversazione, per i modi signorili.

Per molti amici egli era ritornato, vinto dalla nostalgia, a Livorno.
E fu così che Lunia, ignorando, anche lei, la sua morte, attese, invano, in un “palace” di Nizza, il suo ritorno, preparandosi a posare ancora una volta per lui in una toletta dagli sgargianti colori, che il giovane pittore tanto amava.
Lunia dal collo di cigno, chiudendo il piccolo libro dei ricordi, confonde e nasconde un sospiro nel denso fumo di un’ultima sigaretta.

Edizione del 1973: raccolta privata dell’artista Elio Lentini di Dolceacqua (IM)

In un capitolo delle Memorie di Francia  il critico letterario e scrittore Antonio Aniante rammenta Lunia Czechowska “la modella preferita di Modigliani”.

Da sinistra, il giornalista di Ventimiglia (IM) Angelo Maccario, la moglie di Aniante ed Aniante nel corso di un’intervista del 1950 – Foto: Enzo Maiolino di Bordighera (IM)

Elio Lentini ed Antonio Aniante – Fonte: Associazione Culturale Antonio Aniante – Elio Lentini

da  Cultura-Barocca

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